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Di quale “fertilità”, di quale “famiglia” stiamo parlando?

Il prolificare (quale vocabolo più adeguato!) di tutti questi “Day”, aumenta esponenzialmente il mio senso di inadeguatezza all’interno di una società che si crede moderna e tuttavia resta ancorata a stereotipi ormai desueti, incapace di accogliere veramente le diversità come risorsa. Mi fa percepire un retrogusto di discriminazione; appartengo a una minoranza che non fa quello che è considerato normale: un figlio naturale ad una certa età, una famiglia tradizionale, mettermi il cuore in pace se Dio ha deciso di non mandarmi figli

  • La “famiglia tradizionale”. Basta guardarsi intorno per rendersi conto che, nella realtà, sta riscuotendo sempre meno successo. Ne comprendo il fascino rassicurante: un uomo e una donna legati da matrimonio, ruoli ben precisi, la mamma che si prende cura della prole e della casa, il papà che guadagna la pagnotta per tutti, i tanti figli, che tanto ci pensa la Provvidenza a sfamare, e regole severe da rispettare. Comprendo che qualche nostalgico la consideri un valore e desideri che tutte le famiglie fossero così. Ma… credo che basti un minimo di spirito d’osservazione critica per rendersi conto di quali e quante tipologie di famiglie diverse esistono oggi: mono personali (composte da una sola persona), mono genitoriali (un genitore con figlio/i), coppie (di sposati, di conviventi, costituite da persone di genere uguale o diverso), coppie con figli, famiglie ricostituite dopo il divorzio, famiglie allargate…
  • La “fertilità”. È vero che se ne parla poco. E di solito se ne parla con accezione negativa – infertilità, sterilità – quando si scopre che il figlio non arriva. Sono d’accordo con il ministro Lorenzin che serva una informazione/formazione in merito; ma questa formazione non può riguardare solo l’aspetto della “salute”, il prendersi cura della propria fertilità; dovrebbe indagare la responsabilità che ne deriva: mettere al mondo un figlio. Perché non basta sfornarne bambini per essere buoni genitori. I servizi sociali e le famiglie affidatarie ne sanno qualcosa in proposito…

Siccome non si tratta di una cosuccia da niente, nel mio mondo ideale tutti vengono formati ad essere genitori e la genitorialità, trascendendo l’egoismo del sangue, diventa l’attitudine di una intera comunità/società educante che si prende cura delle nuove generazioni. In una comunità del genere avrei maggiori probabilità di trovare anch’io il mio posto, mentre ora sono al margine.

Un margine che questa campagna del Fertility Day sembra rinforzare: il modello cui punta è quello della donna-madre, meglio se giovane; donna che resta incompleta se non può godere del “Prestigio della Maternità”.

Ora che la campagna, viste le polemiche iniziali, ha dovuto prendere un’altra piega – quella della salute, appunto – sono ripartite le critiche di chi teme che questo giorno possa essere fautore del ricorso smodato alle tecniche di PMA (procreazione medicalmente assistita).

Perché, se esiste un diritto per ogni minore a crescere in una famiglia, non esiste nessun diritto per una donna ad essere madre, per un uomo ad essere padre, per una coppia ad essere famiglia… non esiste, in pratica, una concreta libertà di scelta.

Ma… sono un po’ confusa:

prima mi si propina il modello della donna che si realizza pienamente in quanto madre; mi si educa al valore della famiglia tradizionale (padre, madre, figlio);

poi mi viene istillato un sotterraneo quanto lacerante senso di colpa se, per realizzare quel modello e aderire a quel valore, decido di ricorrere a tecniche, esistenti ed efficaci, ma considerate una “forzatura” della natura o del volere di Dio.

La domanda che mi sorge spontanea è: ma perché dobbiamo volgere lo sguardo indietro e non verso i cambiamenti sociali, che comunque avvengono e anche più velocemente di quanto li possiamo percepire? Perché non li vogliamo prevedere e, in qualche modo, cavalcare intelligentemente, invece di ostacolarli?

Il modo di intendere la famiglia ed i rapporti famigliari cambiano nel tempo. Il modo di avere figli cambia. La scienza e la tecnica non si possono fermare e non è giusto che rimangano appannaggio solo di chi ha soldi o possibilità di andare in paesi con una legislazione più permissiva della nostra.

Formiamoci al cambiamento.

Una società moderna ed evoluta, secondo me, deve mettere a disposizione di tutti le migliori conoscenze e tecniche. Porre ogni persona – indipendentemente dalla sua appartenenza politica, religiosa, culturale –nella condizione di poter scegliere consapevolmente e liberamente, formando alla responsabilità. Evitare di porre divieti in nome di una morale che, per quanto di maggioranza, non è condivisa da tutta la popolazione. Ognuno deve poter fare i conti con la propria coscienza. Chi pretende di decidere per gli altri, rischia di comportarsi come un genitore normativo che, credendo di sapere cosa è bene e cosa è male, finisce col fare assistenzialismo e lasciare i propri figli come bambini. Diamo la possibilità a questi bambini di crescere come adulti che conoscono ciò che muove i loro desideri e che possono rispondere delle loro decisioni: indipendentemente che queste portino a una fertilità naturale o artificiale, sempre dovranno essere genitori per tutta la vita.

Quindi, per favore, non chiediamo alla persona di fare figli a caso. Che così gettiamo nella disperazione quelli come me, che hanno fatto tutte le cose a modo: inizio ricerca del figlio a 26 anni, quando l’orologio biologico era nel pieno della sua attività, infinite peripezie alla ricerca di cause mai trovate e approdo alle inumane tecniche di PMA ben dieci anni dopo, senza risultati se non frustrazione e sensi di colpa. Mettiamole piuttosto nelle condizioni di poter essere buoni genitori. Magari con percorsi di informazione/formazione laici e non solo cattolici, adeguati supporti psico-educativi, welfare veramente a supporto delle tante forme di famiglie esistenti.

Il pensiero greco e il cristianesimo, a cui il ministro Lorenzin fa riferimento, vanno a braccetto nel considerare la donna solo come madre

Come sta cambiando la nostra società

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