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Mancano pochi giorni al Fertility Day (sito ufficiale), la tanto criticata e discussa iniziativa organizzata dal Ministero per la Salute.

Il successo dell’iniziativa è senza dubbio confermato dalla valanga di discussioni che lo hanno anticipato per cui, come spesso capita in casi simili, ho voluto informarmi per riuscire a farmi un’idea più precisa.

La mia curiosità è stata principalmente mossa da un paio di domande:

t

Cosa e Perchè

Saranno genericamente banali ma mi serviva capire di cosa si stava parlando e soprattutto perché.

Quindi, di cosa parliamo? Veramente della fertilità e quindi indirettamente del mondo della sterilità? Come mai questa necessità pubblica di parlare di un argomento tanto diffuso quanto tenuto sotto le righe? Come mai ora?

Gli organizzatori, che più passa il tempo e più capisco che per la maggior parte sono gli stessi del Family Day, si sono dati un bel da fare, istituendo pure un bel sito dove vengono esposte in blocchi delle argomentazioni per meglio comprendere l’iniziativa.

Proprio leggendo quelle cose sul sito ho cominciato a confondermi e a sentire qualche rigurgito qua e là. Confondermi perché è stata messa un sacco di carne al fuoco con il risultato di fare un mix che più che chiarire tende a generare confusione.

Un blocco su tutti però mi ha smosso gli animi, quello dal titolo “Età e fertilità”.

Ora, che l’età più idonea alla fecondità, in particolare e soprattutto per la donna, fosse compresa tra i venti e i trent’anni non credo servisse il comitato Fertility Day per farcelo sapere. Ma da qui nascono troppe contraddizioni inerenti l’organizzazione della nostra società, intesa come moderna e occidentale.

Sarò chiarissimo: oggi in una famiglia bisogna tendenzialmente lavorare in due per poter concretizzare finanze decenti. Sempre oggi e sempre tendenzialmente, è opportuno conseguire studi di alta formazione, quindi universitari e quindi fino almeno a 25 anni (un master e un anno all’estero li vogliamo fare?).

Per cui, visto che ci sarebbe la crisi e si fa una fatica boia a trovare un lavoro ed una volta trovato non è detto che lo stipendio sia decente, qualcuno mi spiega come diavolo fa una donna a pensare alla propria fertilità tra i venti e i trent’anni?

Rispetto ad anni fa ci si sposa più tardi perché si esce da casa più tardi e perché si studia più a lungo e in ultimo, ma più rilevante di tutto, si fatica a trovare impieghi stabili o quantomeno decenti.

Con questo ho detto tutto: c’è qualcosa nello stile organizzativo della nostra società che non funziona, non tanto nelle persone.

Con i Fertility Day, invece, sembra quasi che si instillino sensi di colpa e di paura nelle persone.

E a fare tutto ciò sono proprio i preposti al cambiamento.

Così non va bene. Dobbiamo rivedere quello che non va nell’organizzazione della nostra società, altro che Fertilità.

Fertility Day
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