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Le famiglie “normali” hanno un sacco di occasioni di socialità, di confronto e incontro con le altre famiglie “normali”; occasioni che, a “quelli come noi”, sono precluse: niente ritiro dei bambini a scuola, niente feste di compleanno, niente riunioni dei genitori, niente catechismo-comunione-cresima… Quando inciampano in queste circostanze, “quelli come noi” rischiano di viverle con imbarazzo e senso di inadeguatezza.

Anche sulle piazze virtuali “quelli come noi” sono pressoché invisibili: abbondano siti e blog su “come fare ad avere un bambino”, pieni di istruzioni, incoraggiamenti, racconti a lieto fine, dove dopo infinite vicissitudini la coppia vede il pargolo alla luce della vita vera, raggiunge l’apice della felicità e le discussioni virano sullo scambio di informazioni tra madri e tutto quello che serve sapere sui bebè…

Abbiamo sempre sentito la mancanza di un vero punto di incontro, una sorta di “zona franca” dove potersi sentire un po’ più persone e un po’ meno invisibili, parlare di noi, di cosa è accaduto e continua ad accaderci dentro, quali pensieri ed emozioni questo desiderio inappagato di un figlio e questo fallimento progettuale di vita continuano a smuovere, soprattutto da quando abbiamo scelto di rifiutare la strada del “figlio ad ogni costo”.

Nel nostro percorso alla ricerca della Genitorialità ci siamo spesso sentiti soli, isolati e incompresi. L’imbarazzo, il senso di colpa e vergogna, il dolore che regnano nelle sale d’attesa dei “Centri Sterilità” non sono terreno fertile per le condivisioni: in quegli ambienti ognuno pensa per sé, lo sguardo non desidera posarsi su altri dolori,  le parole sono ridotte al minimo e solo sussurrate. Neppure i nostri famigliari possono esserci di sostegno: a partire dai nostri stessi genitori, hanno tutti figliato e sono talmente assorbiti dai loro ruoli da essere incapaci di mettersi davvero nei nostri panni e da farci percepire, a volte, una sorta di invidia, per la nostra “libertà”.

Pensiamo possa essere più semplice, per chi di figli non ne ha, immedesimarsi nel ruolo del genitore – perché tutti abbiamo avuto dei modelli genitoriali e ce li portiamo dentro – piuttosto che, per un genitore, immaginare il calvario nella vita di tutti i giorni di chi desidera un figlio senza averlo mai. Un genitore potrebbe pensare, forse, a come sarebbe la vita senza i “suoi” figli, ma non può prescindere da quell’esperienza di avere dei figli in carne ed ossa, mentre noi ci portiamo dentro dei fantasmi di figli mai nati. Alla luce di questo pensiero, pensiamo di avere qualcosa da dire anche in tema di genitorialità e, se a qualcuno vien da dire che è troppo semplice, che “bisogna provare”, noi possiamo rispondere di averlo fatto: con l’affido; abbiamo amato e trattato quei bambini “come” figli nostri, dimenticandoci totalmente del fatto che biologicamente non lo fossero; abbiamo affrontato tutti i problemi che i genitori devono affrontare, anche parecchi di più, in realtà, che in una “famiglia normale” spesso non ci sono, perché se i bimbi passano per l’affido vuol dire che si portano dietro una complessità fuori dalla norma, che non è proprio alla portata di tutti.

Ora il nostro desiderio è che questo Blog possa diventare un luogo dove “quelli come noi” – che possiamo chiamare “Genitori Mancati” e che sono molti di più di quanto si creda – possano incontrarsi, esprimersi e sentirsi meno soli; possano sfruttare questa “mancanza” per sondare la natura del loro desiderio, porsi domande, comprendere le loro emozioni, scoprire come riuscire a convivere con questo stato e dare senso alla loro esistenza, indipendentemente dalla strada che si intende percorrere e che, alla fine, questo figlio arrivi o meno.

 

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