Ed io come la vedo? Cosa prova il padre mancato? Come passa il Natale il capofamiglia?
Certo che il tempo che passa e la condizione di genitori mancati insegnano presto a diventare più che una sacra famiglia una sarcastica famiglia. E con questo avrei detto tutto. Se non che la voglia di scherzarci sopra lascia a breve giro un netto sapore amaro in bocca, spesso accompagnato da un bruciore di stomaco e da una pressione al petto.
Chiunque si riconosca in questi sintomi conosce anche le domande che stanno dietro: perché a me? Chi sono? Ora che faccio? Ho sbagliato qualcosa?
Se non fosse che la nostra società prevede quella e solo quella forma: uomo, donna e bambino….
Diversamente, tutti quei sintomi non esisterebbero, semplicemente per il fatto che non ci sentiremmo sbagliati o fuori luogo e né tanto meno diversi.
Le cose però stanno così e quindi ogni maledettissimo giorno che lotto con la forza di gravità per alzarmi e rotolare in ufficio, mi chiedo sempre ma chi me lo fa fare? In fondo non ho piccole bocche a sfamare. Perché continuò a vivere e a comportarmi da buon padre di famiglia? Che senso ha?
Fino ad una certa età l’adrenalina ci fa sentire “ragazzi” e con tutta la vita davanti a noi. Poi capita che un giorno ci si ritrovi a pensare che in fondo molto abbiamo già fatto è che…stiamo vivendo da vecchi. Da vecchi responsabili…
Credo che andrebbe aggiunto ai peccati capitali: non sprecare neanche un giorno della tua vita.
Eppure capita a tutti perché siamo eterni ottimisti e crediamo che non si sa mai, che può sempre cambiare qualcosa e nel frattempo ce ne stiamo in logorante attesa.
Le mie domande sono:
- Ne vale la pena?
- Vogliamo sforzarci di riconoscere questo nostro nuovo stato e dargli un nome?
- Vogliamo costruire qualcosa che non si basi sulla sofferenza per il figlio che non c’è ma sull’entusiasmo per poterci permettere di conquistare il nostro personale mondo?